L’Institute for Global Peacecraft studia come il concetto di pace viene definito e utilizzato nella ricerca, nel diritto, nelle politiche e nella prassi. La sua finalità è individuare il terreno comune che queste concezioni condividono e formularlo come una teoria del cambiamento completa per la pace globale. Utilizza metodi documentati, pubblica i propri articoli in riviste sottoposte a revisione paritaria e spiega i propri risultati in linguaggio semplice. Propone i propri risultati perché siano esaminati e adottati.
Indipendenza
L’Istituto è un’associazione senza scopo di lucro registrata ai sensi del diritto svedese a Stoccolma dal 14 dicembre 2017. Fino a ottobre 2025 si chiamava Peace and Conflict Science (PACS) Institute. È governato dalla sua Assemblea dei soci e dal suo Consiglio direttivo. Attualmente il Direttore presiede il Consiglio direttivo. È un’organizzazione non governativa con status consultivo speciale presso le Nazioni Unite. La sua ricerca non è commissionata né diretta da alcun governo o organizzazione internazionale. I suoi articoli indicano il nome dell’autore, e le opinioni in essi espresse sono quelle dell’autore.
Il nostro punto di partenza
Nel mondo le persone definiscono e praticano la pace in moltissimi modi: nelle tradizioni religiose e filosofiche, nel diritto e nella diplomazia, nelle comunità e nelle famiglie, e nella ricerca. L’Istituto assume questa diversità come punto di partenza. Vi scorge due possibilità.
- Queste concezioni condividono alcuni elementi. In tal caso, si riferiscono tutte alla stessa cosa: un fenomeno sociale e relazionale che si dà il caso venga chiamato pace. La ricerca dell’Istituto mira a enunciare con chiarezza tali elementi condivisi.
- Non condividono alcun elemento di questo tipo. In tal caso, la sola parola «pace» potrebbe nascondere discussioni molto diverse che si svolgono fianco a fianco, ciascuna su un fenomeno diverso. Dare a ciascun fenomeno un nome proprio permetterebbe di distinguerli e renderebbe il dibattito più preciso. L’Istituto contribuirebbe allora a tale discussione critica.
Entrambi i risultati aiuterebbero chi opera per la pace a comprendersi reciprocamente.
Un approccio interdisciplinare
La pace tocca ogni ambito della vita umana, per cui nessuna disciplina può definirla da sola. I due articoli dell’Istituto sottoposti a revisione paritaria attingono alla ricerca di molti campi:
- Ricerca sulla pace e sui conflitti. Studi sulla pace e irenologia; costruzione della pace e trasformazione dei conflitti; studi sulla pace negativa, positiva, liberale, ibrida, quotidiana, relazionale, giusta, sostenibile, femminista e agonistica; violenza strutturale; mediazione e negoziati di pace inclusivi; misurazione della pace e dei conflitti; dati sui conflitti; pacifismo; studi sul genocidio e sulla sua prevenzione; psicologia della pace; ed educazione alla pace.
- Filosofia. Fenomenologia; filosofia della mente; filosofia del dolore; epistemologia ed epistemologia sociale; filosofia morale ed etica applicata; metaetica; filosofia politica e teoria del contratto sociale; teorie dell’autonomia; filosofia della coercizione; approccio delle capacità; cosmopolitismo; filosofia dei diritti umani; filosofia femminista; etica della guerra; metafisica; filosofia della scienza e metodologia della ricerca; teoria delle decisioni; e storia della filosofia.
- Diritto. Diritto internazionale pubblico; diritto relativo all’uso della forza; intervento umanitario e responsabilità di proteggere; diritto internazionale umanitario; diritto internazionale dei diritti umani; diritto penale internazionale e diritto del genocidio; diritto delle Nazioni Unite; soluzione pacifica delle controversie; responsabilità degli Stati; norme imperative; autodeterminazione e decolonizzazione; diritto penale e diritto delle prove; uso della forza da parte delle forze dell’ordine; principio di precauzione; teorie giuridiche della sovranità; e giustizia riparativa e di transizione.
- Scienze sociali. Relazioni internazionali; scienza politica; sociologia; criminologia; teoria dei giochi e studi sulla negoziazione; economia; sicurezza umana e sviluppo sostenibile; sanità pubblica; e storia.
- Psicologia e scienze del cervello. Psicologia umanistica e psicoterapia; neuroscienze cognitive; neuropsicologia; e scienza cognitiva della percezione.
- Altri campi. Biologia evolutiva e linguistica.
Metodi
L’Istituto cerca un terreno comune per comprendere la pace che persone e istituzioni con convinzioni e interessi diversi possano, ciascuna, accettare. Da questa finalità derivano quattro metodi guida. Ciascuno è illustrato qui di seguito insieme al lavoro pubblicato in cui l’Istituto lo applica.
Quattro metodi guida per il nostro lavoro
Partire da ciò che le definizioni esistenti già condividono
Un quadro destinato ad armonizzare gli sforzi esistenti non può cominciare imponendo una nuova definizione, che non farebbe che accrescere il disaccordo. Deve invece rendere esplicito ciò che le definizioni di pace esistenti hanno già in comune. L’articolo del 2023 «Reframing the Ontology of Peace Studies» lo fa per la pace interiore, la pace tra le persone e la pace tra i gruppi. L’articolo del 2026 estende questo lavoro a dodici concetti di pace e ai diritti umani.
Basarsi soltanto su premesse che chiunque può verificare in modo indipendente
Un quadro che poggia su una fede, un’autorità o una tradizione offre a chi non la condivide una ragione per respingerlo. Le sue premesse devono quindi essere tali che ogni persona possa verificarle a partire dalla propria esperienza. L’articolo del 2026 «The Sovereignty of Sentience» non ammette premesse di altro tipo.
Ragionare a partire dai principi primi
Un quadro che prende in prestito le proprie conclusioni da dottrine esistenti ne eredita anche le controversie. Deve invece costruire la propria formulazione passo dopo passo a partire dalle sue premesse, e mostrare ogni passaggio, così che chiunque possa vedere esattamente dove dissente. L’articolo del 2026 pubblica ogni passaggio della sua argomentazione, compresi i punti in cui potrebbe essere contestato.
Individuare fondamenti indipendenti da qualsiasi caratteristica distintiva
La pace e la violenza sono nozioni destinate a valere per tutti. Un quadro costruito su ciò che solo alcune persone condividono, come una cultura, una religione o una nazionalità, non può servire a tutte. I suoi fondamenti devono valere per ogni persona allo stesso modo, quali che siano il suo potere, la sua classe, la sua nazionalità, il suo sesso o qualsiasi altra sua caratteristica. L’articolo del 2026 fonda la propria formulazione su ciò che ogni persona possiede: un’esperienza propria, che nessun altro può vedere e che la persona stessa non può dimostrare a nessuno.
Come i programmi di ricerca si sviluppano l’uno dall’altro
I cinque programmi di ricerca dell’Istituto formano una sequenza. Ciascuno riprende i risultati di quelli che lo precedono.
- Concetti e definizioni di paceRaccoglie i modi in cui la pace viene definita e utilizzata nella ricerca, nel diritto, nelle politiche e nella prassi. Il suo risultato previsto è una raccolta sistematica di queste definizioni, la base empirica per i programmi successivi.
- Terreno comune per la paceConfronta queste definizioni per individuare ciò che hanno in comune, compresi i presupposti che adottano senza esplicitarli. Il suo risultato previsto è un’enunciazione di questo terreno comune, abbastanza precisa da poter essere verificata e criticata.
- Misurazione e indicatori della paceStudia come la pace possa essere osservata e misurata nella pratica: all’interno di una persona, tra persone e tra gruppi. Il suo risultato previsto è un insieme di indicatori di pace verificabili sulla base di dati.
- Teoria del cambiamento per la pace globaleRiunisce le definizioni, il loro terreno comune e i relativi indicatori. Il suo risultato previsto è una teoria del cambiamento completa per la pace globale, proposta come punto di partenza per la discussione.
- Pace nel diritto, nelle politiche e nelle istituzioniApplica la teoria del cambiamento al diritto, alle politiche e alle istituzioni. Il suo risultato previsto è una valutazione della misura in cui essi sono allineati con tale teoria e in cui producono pace o violenza.
Poiché la teoria del cambiamento poggia su ciò che le numerose definizioni di pace già condividono, essa è concepita per essere completa e per riunire le posizioni esistenti. È proposta come punto di partenza per la discussione, perché altri la esaminino, la verifichino e la correggano.
Applicazioni
La ricerca dell’Istituto è destinata a essere utilizzata da altri. Può essere utilizzata nei modi seguenti.
Per gli Stati e gli organismi intergovernativi
- Valutazione normativa del diritto. La ricerca può servire a valutare disposizioni e dottrine giuridiche alla luce di una definizione di pace enunciata in modo esplicito. L’articolo del 2026 applica questa valutazione ad alcune disposizioni e dottrine del diritto internazionale, comprese quelle che disciplinano l’uso della forza. Individua i casi in cui condotte consentite dal diritto sono comunque classificate come violenza.
- Redazione e revisione di strumenti. Trattati, accordi di pace, costituzioni e risoluzioni possono essere redatti e riesaminati alla luce di una definizione di pace enunciata. L’articolo del 2026 suggerisce che tale formulazione potrebbe offrire al diritto internazionale «uno standard per progettare e valutare strumenti allineati alla pace, comprese costituzioni e trattati» (traduzione non ufficiale).
- Valutazione delle politiche e delle istituzioni. La ricerca può mostrare in che misura una politica o un’istituzione produce pace e in che misura produce violenza.
- Verifica delle affermazioni di pace. L’affermazione che un’azione serve la pace può essere verificata in base ai suoi effetti sulle persone interessate: le rende più capaci, o meno capaci, di determinare la propria vita?
- Misurazione della pace, non solo della violenza. Indicatori tratti dalla ricerca possono affiancare le misure utilizzate per l’Obiettivo di sviluppo sostenibile 16, che contano principalmente la riduzione della violenza.
Per la società civile e i finanziatori
- Un linguaggio e un quadro di valutazione condivisi. Organizzazioni con missioni diverse possono descrivere la propria finalità negli stessi termini e giudicare il proprio lavoro secondo lo stesso standard.
- Armonizzazione delle teorie del cambiamento. Le organizzazioni che operano per la pace possono vedere dove i loro sforzi si sommano, dove si sovrappongono e dove restano lacune.
- Progettazione e valutazione di programmi. Una finalità enunciata con chiarezza rende più facile giudicare l’impatto. Una rassegna 2023–2024 per il Fondo delle Nazioni Unite per la costruzione della pace (Peacebuilding Fund) ha rilevato che l’impatto era difficile da valutare in assenza di una teoria del cambiamento a livello di portafoglio.
- Costruzione di coalizioni tra convinzioni diverse. Poiché la ricerca si basa soltanto su premesse che chiunque può verificare in modo indipendente, è concepita per essere aperta all’esame di gruppi con fedi, culture od orientamenti politici diversi.
Per la mediazione e il dialogo
- Un punto di partenza comune. Parti con convinzioni diverse possono, ciascuna, esaminare una definizione di pace che non dipende dalle convinzioni di nessuna di esse.
Per la ricerca e l’istruzione
- Un vocabolario comune per la ricerca sulla pace. Gli studi fondati su concetti di pace diversi diventano più facili da confrontare una volta che tali concetti sono ricondotti a una stessa formulazione. L’articolo del 2026 lo fa per 12 dei 61 concetti.
- Educazione alla pace. La pace e la violenza possono essere insegnate in termini che valgono per ogni persona allo stesso modo.
- Collegamento tra diritti umani e pace. La ricerca mostra come i diritti umani esistenti si inseriscano in una stessa formulazione della pace, come l’articolo del 2026 inizia a fare.
Come l’Istituto applica i propri metodi
L’Istituto applica questi metodi a specifici insiemi di fonti e al suo lavoro con le Nazioni Unite.
- Dichiarazioni scritte agli organi delle Nazioni Unite. L’Istituto sottopone i propri risultati agli organismi intergovernativi nell’ambito del suo status consultivo presso le Nazioni Unite. Nel 2025 le Nazioni Unite hanno pubblicato tre sue dichiarazioni scritte: due per il Consiglio dei diritti umani e una per il Consiglio economico e sociale.
- Raccolta di definizioni locali. L’Istituto ha chiesto ai partecipanti di definire la pace con parole proprie. In un workshop del 2020 per l’OMNI Center for Peace, Justice and Ecology, i partecipanti hanno annotato in forma anonima le proprie definizioni di pace su schede scritte.
- Rassegna sistematica con triplice codifica indipendente. La rassegna di 61 definizioni di pace (61 Peace Definitions Review) raccoglie le fonti in cui è definito ciascuno dei 61 concetti di pace catalogati da Martel et al. (2024): 149 schede tratte da 117 fonti. Ogni scheda, compreso il riferimento di pagina di ciascuna citazione, è stata verificata sul testo della fonte. Tre codificatori valutano in modo indipendente se ciascuna definizione contenga gli elementi proposti dalla formulazione dell’Istituto. Un ciclo di calibrazione su testi di prova ha preceduto la codifica completa. I codificatori non confrontano i propri giudizi finché tutti e tre non hanno terminato, e ogni giudizio deve citare il passo su cui si fonda. I disaccordi sono risolti alla luce del testo della fonte e delle regole di codifica scritte, non soltanto con un voto a maggioranza. Lo studio è in preparazione e non sono disponibili risultati.
- Operazionalizzazione. L’Istituto specifica indicatori osservabili per ciascun elemento della propria formulazione, affinché la pace possa essere misurata. Tre studi lo fanno ai livelli intrapersonale, interpersonale e intergruppo. Verificano la coerenza e l’utilità della formulazione in base alla sua capacità di produrre tali indicatori. Il lavoro è presentato nell’ambito del programma Misurazione e indicatori della pace.
Revisione prima della pubblicazione
I due articoli scientifici dell’Istituto sono stati sottoposti a revisione paritaria dalle riviste che li hanno pubblicati: Peace and Conflict Studies nel 2023 e il Journal on the Use of Force and International Law nel 2026. I commenti dell’Istituto sintetizzano ricerche già pubblicate e ne indicano le fonti.
Etica della ricerca
I trainee di ricerca lavorano sulla base di accordi scritti di partecipazione al programma trainee. I partecipanti al workshop del 2020 hanno risposto in forma anonima e le loro schede non sono pubblicate. L’Istituto non pubblica immagini dei bambini che hanno partecipato al ciclo di workshop del 2018 in Messico.
I dati personali sono trattati come descritto nell’Informativa sulla privacy.
Citazione e riutilizzo
Chiediamo agli utenti di citare l’Istituto nella forma indicata nella pagina Come citare e riutilizzare e di rispettare le condizioni sul Copyright.
